Casarin: "Brontolava sempre e non gli stava bene niente. Il calciatore più difficile da arbitrare"

In un'intervista a La Gazzetta dello Sport, Paolo Casarin ha raccontato alcuni retroscena sulla sua carriera da arbitro.
Intervistato in esclusiva da La Gazzetta dello Sport, Paolo Casarin ha fatto una riflessione sul calcio di oggi: "Il cambio di regole rischia di uccidere questo sport, basta studiare la storia per capire che dal 1950 non si è mai segnato più di 3 gol di media a partita in nessun torneo europeo".
"O che il tempo effettivo è sempre lo stesso, circa 60 minuti. Il calcio è attacco e difesa, non vanno immesse regole che privilegiano solo una fase del gioco. Il Var è utile, ma deve essere più veloce nelle decisioni per non destare dubbi. Ma io non mi occupo tanto del calcio milionario, che rappresenta il 3 per 100 del Sistema totale, sono più attento e preoccupato per il restante 97, quello della base. Bisogna riportare i giovani e gli arbitri a giocare. Se sei in campo, magari non cadi in altre tentazioni sbagliate" ha continuato l'ex arbitro e designatore.
"La bellezza del calcio è che fa giocare tutti. Chi è in campo, chi arbitra, chi lo guarda, chi lo commenta. Partecipiamo tutti, con ruoli diversi. E non dobbiamo mai dimenticarci che siamo sempre protagonisti di un gioco" ha aggiunto Casarin.
Chiusura con una confessione: "Il più calciatore simpatico? José Altafini, uomo e giocatore brillantissimo. Il più difficile? Pruzzo, brontolava sempre, già negli spogliatoi, e in campo non gli stava bene niente".






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